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Quando i broccoli ed i pomodori sono brevettati

Per la seconda volta l’Ufficio Brevetti Europeo si è pronunciato sulla possibilità di procedere alla brevettazione di una particolare tipologia di pomodori (nella specie, pomodori aventi un basso contenuto d’acqua) e di broccoli (broccoli aventi un elevato quantitativo di una sostanza antitumorale).
In particolare, l’ultima decisione della Commissione ampliata del ricorso ha capovolto completamente il precedente orientamento negativo, concludendo in favore della possibilità di brevettare i due ritrovati.
Il contesto normativo
In base alla Convenzione Europea del Brevetto, la brevettazione del c.d. “materiale vivente” è ammessa, sempre che sussistano tutti i requisiti della brevettabilità (novità, originalità ed industrialità), a meno che non ricorra una delle due cause di esclusione, ai sensi dell’ art. 53 b) della Convenzione.
In base a tale disposizione, infatti:
– non è ammessa la brevettazione di varietà vegetali o di razze animali:
– non è ammessa la brevettazione di procedimenti essenzialmente biologici per l’ottenimento di vegetali o di animali, con l’esclusione dei procedimenti microbiologici ed i prodotti ottenuti mediante questi procedimenti.
La logica che sottende a tale limitazione della possibilità di ottenere brevetti, è quella di salvaguardare la libera fruibilità degli incroci tra individui della stessa specie con caratteristiche diverse, incroci che avverrebbero spontaneamente in natura, pur con frequenze diverse.
Il caso
Negli ormai celebri “tomato case” e “broccoli case”, la Commissione ampliata del ricorso ha in un primo momento affermato che i due ortaggi, pur non costituendo varietà vegetali, non potevano essere brevettati in quanto ricadevano nella seconda causa di esclusione della brevettabilità, ai sensi dell’art. 53 b) della Convenzione: entrambi gli ortaggi, infatti, sono stati ottenuti attraverso un metodo essenzialmente biologico, ossia con i tradizionali sistemi di incrocio degli interi genomi di due piante, attraverso la riproduzione sessuale, e con conseguente selezione.
In particolare, la Commissione ha precisato che la causa di esclusione della brevettabilità, in base all’art. 53 b) della Convenzione, non viene meno neppure nel caso in cui nel procedimento essenzialmente biologico venga inserito un passaggio tecnico che renda possibile e coadiuvi i passaggi degli incroci per riproduzione sessuale o quelli di selezione delle piante; mentre i mezzi per attuare il passaggio tecnico in questione, che siano marcatori genetici o dispositivi tecnici, sono invece brevettabili, se ovviamente rispondenti ai requisiti di brevettabilità generale.
La seconda decisione della Commissione ampliata del ricorso
A seguito della prima pronuncia della Commissione allargata del ricorso, i richiedenti il brevetto hanno modificato la relativa domanda, eliminando le rivendicazioni relative al metodo e conservando soltanto quelle di prodotto e di tipo “product by process” .
A seguito di tale modifica, la Commissione del ricorso ha ritenuto di rivolgere un nuovo quesito interpetativo alla Commissione allargata di ricorso chiedendole in sostanza se l’art. 53 b) fosse applicabile anche alle rivendicazioni di prodotto. In risposta al quesito sollevato, la Commissione ha concluso che l’art. 53 b) della Convenzione deve essere interpretato in modo restrittivo, dunque deve essere escluso dalla brevettazione soltanto il procedimento essenzialmente biologico e non anche il prodotto ottenuto per effetto di tale procedimento; ciò anche nell’ipotesi in cui il procedimento essenzialmente biologico sia l’unico metodo disponibile per ottenere il prodotto in questione.
La decisione della Commissione lascia perplessi, in quanto sembra evidente che, contrariamente a quanto affermato dalla stessa Commissione, ammettendo la brevettazione di una piante ottenibile esclusivamente attraverso un procedimento essenzialmente biologico, si finisce di fatto con l’estendere la privativa industriale anche nei confronti del processo biologico stesso, in netto contrasto con quanto stabilito dall’art. 53 b) dalla Convenzione sul Brevetto Europeo.
Per maggiori informazioni o per ricevere una copia della sentenza scrivetemi: m.fusco@eunomiastudio.it

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