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Le sorprese dentro il “Patent Box”

Con il Decreto Legge n. 3 (c.d. “Investment Compact”), approvato lo scorso 24 gennaio 2015, il Governo rafforza ulteriormente il c.d. “Patent Box”, ossia il pacchetto di misure fiscali lanciato con la legge di Stabilità 2015 (L. 23 dicembre 2014 n. 190), volto a favorire le imprese che utilizzano nella propria attività assets immateriali (brevetti, marchi, design, know how).

Credito d’ imposta per attività di ricerca e sviluppo
Il riconoscimento di un credito d’imposta pari ad una quota degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, è la prima buona notizia per le imprese che investono nell’ innovazione. Si tratta di una forma di agevolazione introdotta per la prima volta nel dicembre 2013, ma ulteriormente confermata e rafforzata con la Legge di Stabilità 2015. Il credito d’imposta riconosciuto alle imprese che compiono attività di R&S, è pari al 25% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alle media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015; il tetto massimo del credito d’imposta è di 5 milioni di euro, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari ad € 30.000. Tra le spese in attività di R&S che concorrono alla creazione del credito d’imposta, si segnalano anche le spese relative ai contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca ed organismi equiparati, e con altre imprese, comprese le start-up innovative, nonché le spese relative alla registrazione o all’acquisto di privative industriali (brevetti per invenzione).

Privilegiati i redditi derivanti dall’utilizzo di diritti di proprietà intellettuale
Una delle novità di maggiore rilievo introdotta dalla Legge di Stabilità 2015 è il trattamento di privilegio riconosciuto ai redditi di impresa che scaturiscono dall’utilizzo di diritti di proprietà intellettuale. In pratica i redditi derivanti direttamente o indirettamente dall’utilizzo di opere d’ingegno, brevetti, know-how tutelabile, ovvero da marchi commerciali, sono tassati per il 50% del loro importo complessivo. Gli elementi che concorrono a determinare il reddito debbono essere oggetto di accordo preventivo (“ruling”) tra l’impresa e l’Agenzia delle Entrate.

L’agevolazione è concessa a fronte dell’esercizio da parte dell’impresa di un’opzione irrevocabile, per un periodo di cinque anni. L’impresa deve inoltre svolgere attività di R&S, anche mediante contratti di ricerca stipulati con università, enti o altre imprese, purchè non facenti parte dello stesso gruppo.
Si tratta di una misura che segna una svolta nella politica fiscale del nostro paese, con l’evidente obiettivo di determinare una inversione di tendenza rispetto ai noti processi di delocalizzazione delle attività d’imprese e quindi incentivare il ritorno in Italia di assets produttivi in passato migrati all’estero, in paesi più favorevoli dal punto di vista fiscale.

La detassazione delle plusvalenze ottenute mediante cessione dei beni immateriali
Infine, per incentivare la circolazione dei beni immateriali, è prevista la completa detassazione dei proventi conseguiti attraverso la cessione di tali assets, a condizione che almeno il 9% del corrispettivo derivante dalla cessione dei predetti beni sia reinvestito nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali.
Per maggiori informazioni scrivetemi: m.fusco@eunomiastudio.it

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