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La Corte di Giustizia Europea in materia di certificato complementare

Con sentenza del 12 dicembre 2013 (C-493/12) la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata sull’interpretazione dell’ Art. 3 del Reg. No. 469/2009, in tema di Certificato Protettivo Complementare (“CPC”). La vicenda riguarda la società H., titolare di un brevetto relativo ad una nuova proteina, la neutrocina alfa.
Tale azienda ha presentato richiesta di concessione di un CPC indicando il brevetto relativo alla neutrocina alfa come “brevetto di base”, ai sensi dell’art. 3 lett. a) del Reg. no 469/2009, ossia come il brevetto che copriva il prodotto per il quale veniva richiesto il rilascio del certificato complementare.

La concorrente E., intendendo commercializzare un prodotto basato sul pricipio attivo Tamalumab, un anticorpo ricompreso nel brevetto di H., ha contestato la validità del brevetto di H. e la conseguente richiesta di concessione del relativo CPC.

In particolare Secondo la E., il brevetto di H. non poteva costituire una valida base per la concessione del CPC, dal momento che lo stesso non conteneva una definizione strutturale del principio attivo e le rivendicazioni non erano formulate con un sufficiente grado di specificità.

Investita della questione, la Corte ha affermato che, affinchè un principio attivo possa ritenersi “protetto da un brevetto di base”, ai sensi dell’ Art. 3, lett a) Reg. No 469/2009, “non è necessario che il principio attivo sia menzionato nelle rivendicazioni mediante una formula strutturale” e che non è escluso il rilascio di un CPC “a condizione che, sulla base di tali rivendicazioni […], sia possibile concludere che esse si riferivano […] necessariamente, e in maniera specifica, al principio attivo di cui trattasi”.

Per ulteriori informazioni e commenti o per richiedere una copia della sentenza, potete scirvere al seguente indirizzo: m.fusco@eunomiastudio.it

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